La Battaglia del ponte rozzo
 

Il Fatto
Dal 24 al 27 Marzo 2011 - Soterraneo del Castello Visconteo di Abbiategrasso

 

 

si colloca in un periodo storico complesso, in cui il ducato di Milano era conteso tra i francesi, che ne rivendicavano il legittimo possesso per motivi ereditari, gli Sforza, che cercavano di riconquistarne la sovranità originaria e gli imperiali di Carlo V, che intendevano riaffermare la loro autorità sul feudo sforzesco di Milano. In questa complessa situazione storica, in quel mese di aprile, Francesco II Sforza – che si era acquartierato a Vigevano – decise di attraversare il Ticino, con le sue truppe,  utilizzando un ponte di legno che si trovava in località Porto del Falcone, in corrispondenza con lo sbocco verso il fiume dell’attuale via Cassolnovo di Abbiategrasso, dove gli Austriaci costruiranno in seguito la loro Dogana. Si trattava di un ponte definito “rozzo” per le condizioni precarie in cui si trovava, costretto a subire le ingiurie del tempo, del fiume e delle sue piene, facile perciò da distruggere, come intendevano fare i francesi per tagliare il passo allo Sforza.
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Il Castello di Abbiategrasso nel 1524 era nelle mani delle truppe francesi comandate dal Bonnivet, da cui vennero scacciate anche grazie all’azione di Giovanni delle Bande Nere e dei suoi mercenari. Le conseguenze per il borgo di Abbiate non furono certamente positive, in quanto venne saccheggiato dai nuovi occupanti, che le cronache del tempo definiscono come “maiali inferociti”.  Il sacco era parte del pagamento delle truppe mercenarie.  Anche per Milano, peraltro, si ebbero gravi conseguenze, in quanto da quella “liberazione” riceverà in “regalo” il morbo della peste. Gli equipaggiamenti e le mercanzie che i francesi avevano abbandonato nella

 

 

 

 

 

 

 loro fuga da Abbiate, verranno infatti rivendute a Milano dai vincitori, senza sapere che erano “ammorbate”. Anche ad Abbiate si diffuse il contagio, ma senza raggiungere il numero dei morti che provocò a Milano, secondo le cronache circa ottantamila.

 

Intorno al 1560 a  Firenze, Vasari era stato incaricato di affrescare alcune stanze e il salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio da Cosimo I de’ Medici, figlio di Giovanni delle Bande Nere e primo Granduca di Toscana. In una stanza dovevano essere rievocate le gesta eroiche del padre di Cosimo, che fu uno dei più celebri capitani di ventura d’Italia ai primi del Cinquecento. A tale scopo, in un riquadro del soffitto, il Vasari ha richiamato in modo idealizzato un fatto d’arme – in realtà non molto conosciuto – che avvenne nel mese di aprile del 1524 e di cui è stato protagonista appunto Giovanni delle Bande Nere.

Un grande merito del Vasari è stato quello di aver rievocato il fatto d’armi del ponte sul Ticino, di cui la storiografia locale conserva una scarsa memoria, se non nelle ricerche e negli scritti di Ermanno Bighiani.

 

L'idea...

 

Dallo scorso mese di maggio al Castello Visconteo di Abbiategrasso è possibile ammirare la riproduzione collettiva di un affresco di Giorgio Vasari, che rimarrà esposta in modo permanente nei locali a piano terreno della Biblioteca Civica. La riproduzione è stata realizzata da nove pittori, coordinati da Giancarlo Torti, presidente e animatore instancabile della locale Associazione “Amici dell’Arte e della Cultura”. Si tratta di un’opera che riproduce, in scala ridotta, un affresco dipinto dal Vasari e dai suoi collaboratori a Palazzo Vecchio di Firenze, attorno al 1560.

Alcuni abbiatensi già conoscono questo affresco, grazie alla segnalazione che Ermanno Bighiani, Sindaco Emerito della nostra città, ne ha fatto – oltre vent’anni fa – al Comitato di Gestione della Colonia “Enrichetta”, proponendo di riprodurlo sotto forma di stampa, per venderlo a sostegno delle attività della Colonia.  L’affresco celebrativo del Vasari, composto a 25 anni di distanza da quei fatti, serve perciò a rinfrescare la memoria storica degli abbiatensi, che trova ora un elemento di stimolo ulteriore nella riproduzione realizzata dagli Amici dell’Arte e della Cultura, a loro spese e grazie alla munificenza di un illustre cittadino abbiatense.

Significativo è anche il fatto che questa riproduzione sia ora ospitata in un locale di quel Castello

 

A partire dal 2010 ispirati dall'opera a nove mani dei Pittori abbiatensi il gruppo promotore costituito dagli  Amici dell'Arte, il Prof Francesco Villa e la Pro Loco di Abbiategrasso vuole creare una occasione che celebri l'opera e con l'occasione il contesto dell'evento seppur tragico per la Città.

 

A questo punto – sollecitato dallo Sforza – intervenne Giovanni delle Bande Nere, con le sue truppe mercenarie, per difendere il ponte e consentire al cugino Francesco II di prendere alle spalle i francesi, acquartierati nel borgo fortificato di Biagrassa (questa era la denominazione più frequente di Abbiategrasso nel Cinquecento) e già minacciati dagli imperiali, schierati sul fronte opposto, verso Milano. L’intervento di Giovanni fu decisivo e i francesi dovettero ritirarsi non solo dal ponte sul Ticino, ma anche dal borgo e dal Castello di Biagrassa, dopo aver perso uno scontro campale con l’esercito imperiale e con le truppe dello Sforza, unite a quelle di Giovanni.

 

 
Gli Amici dell'Arte

 

 

 

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